”Cimitero di Cotiči, la tomba del 1° honvéd è la prima…”

2021.05.27. 07:00 :: PintérTamás

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Vicino al punto chiave di Doberdò, vicino alle postazioni del Monte San Michele, a est dalle pendici del monte si trova il piccolo villaggio di Cotiči, dove si presentava un grande appezzamento di terreno adatto alla sepoltura dei soldati morti nelle prime linee scavate nelle rocce carsiche. Tra il luglio 1915 e l’agosto 1916 ha avuto un ruolo prominente nella difesa dell’altura il reggimento di guarnigione di Budapest, del 1° reggimento di fanteria honvéd di Budapest. I soldati del primo honvéd durante tutta la guerra ebbero in questi combattimenti il maggior numero di perdite. Non a caso il nome del posto funesto rientrò nella storia del reggimento e i soldati provenienti dalla capitale e dai villaggi circostanti hanno rimaneggiato le canzoni militari dell’epoca con il nome del villaggio…

 

Gli honvéd del 1° reggimento arrivarono dal fronte russo su quello nuovo italiano il 24 maggio 1915. Dopo una breve permanenza in Carinzia furono trasferiti a Doberdò. Il reggimento, arrivato il 9 luglio fu immediatamente mandato sulle posizioni, e sul Carso ebbe il battesimo di fuoco il 10 luglio a sud di San Martino, di fronte a Castelnuovo. A quel punto l’unità affrontò la realtà dell’altopiano del Doberdò di quel tempo: il martellante fuoco dell’artiglieria italiana che infuriava sulle rocce carsiche senza ripari e gli attacchi incessanti della fanteria, in conseguenza dei quali entro il 26 luglio il contingente di combattimenti si era ridotto a 225 uomini.

Il 29 luglio 1915, colmati i ranghi con i rincalzi, il reggimento venne inviato per la prima volta in posizione sul Monte San Michele. In quel momento assunse la difesa del monte, dalla duplice cima di 275 metri, considerato il punto chiave dell’altopiano di Doberdò, che avrebbe contribuito a difendere avvicendando gli altri reggimenti della 20a divisione honvéd fino al 9 agosto 1916 e all’ordine di evacuare l’altopiano di Doberdò.

 

La posizione della VII Corpo d’Armata a difesa di Doberdò il 3 giugno 1916, il particolare della mappa mostra principalmente la parte settentrionale, difesa dalla 20a divisione di fanteria honvéd. Sul Monte San Michele nelle postazioni c’è il 1o reggimento di fanteria honvéd di Budapest, dietro l’altura presso Cotiči è segnato il comando dell’81 <sup>a</sup> brigata di fanteria comprendente il 1° reggimento di fanteria honvéd e il 17° di Székesfehérvár, oltre a due compagnie in riserva del 17 La posizione della VII Corpo d’Armata a difesa di Doberdò il 3 giugno 1916, il particolare della mappa mostra principalmente la parte settentrionale, difesa dalla 20divisione di fanteria honvéd. Sul Monte San Michele nelle postazioni c’è il 1° reggimento di fanteria honvéd di Budapest, dietro l’altura presso Cotiči è segnato il comando dell’81a brigata di fanteria comprendente il 1° reggimento di fanteria honvéd e il 17° di Székesfehérvár, oltre a due compagnie in riserva del 17
(József főherceg: A világháború amilyennek én láttam. Vol. III. Olasz háború. Doberdo. Bp., 1928., allegato numero 53)

Il rifornimento quotidiano delle prime linee austro-ungariche avveniva tramite Cotiči, la località a 1-2 chilometri da esse. In occasione delle mute, ogni otto-dieci giorni, durante i combattimenti più intensivi ancora più spesso passavano di qua le truppe che difendevano il Monte San Michele. Durante i 14 mesi dei combattimenti sull’altopiano di Doberdó funzionavano diversi comandi, diverse batterie d'artiglieria, dei magazzini e posti di pronto soccorso nel villaggio sempre più distrutto, nelle doline circostanti, nelle cave di pietra.

Presso al località il cimitero comunale e numerosi terreni agricoli si prestavano come luogo di sepoltura. L’iscrizione della cappella del cimitero riporta la data di costruzione del 1904, quindi c’era già durante la guerra. In base ai lapidi dell’Ottocento incastonati nei muri il cimitero doveva essere funzionante già prima, ma all’inizio della guerra aveva ancora ampi spazi inutilizzati, o almeno il gran numero di nuovi sepolcri preparati durante i combattimenti lascia a pensare a questo. Tali caratteristiche durante i combattimenti portavano alla creazione di cimiteri militari sia nel cimitero, sia nei dintorni. Il catasto cimiteriale del 1918 conservato nel Kriegsarchiv di Vienna, preparato quando il territorio cadde di nuovo in mano austro-ungarica individuava 12 cimiteri militari austro-ungarici più o meno grandi nel villaggio e nelle sue vicinanze.

 

I cimiteri di guerra austro-ungarici e le tombe (segnalate in rosso) catastate nel 1918 a Cotiči e nei dintorni I cimiteri di guerra austro-ungarici e le tombe (segnalate in rosso) catastate nel 1918 a Cotiči e nei dintorni

I cimiteri del villaggio, come anche gli altri spazi vicini adatti alla sepoltura si erano riempiti entro la primavera del 1916. L’ordine della 20a divisione di fanteria honvéd del 2 aprile 1916 portò all’apertura a Devetaki del grande cimitero comune di tutte le unità del reparto. (Il cimitero del XVII Corpo d’Armata dal settembre 1915 era a Visintin, nel valle del Vallone, di fronte, sul terreno a settentrione dalla Cappella Ungherese oggigiorno visitata da molti ungheresi.)

Probabilmente in correlazione con l’apertura del cimitero divisionale di Devetaki, il cappellano militare del 1° reggimento di fanteria honvéd di Budapest, Gyula Scheich il 28 marzo 1916 preparò un elenco dettagliato dei morti sul Doberdó del reggimento fino ad allora conosciuti del reggimento. Il registro conservato al Kriegarchiv di Vienna intitolato ”Registro delle croci sepolcrali degli eroi del 1° reggimento di fanteria honvéd morti nei combattimenti del Monte San Michele e di Doberdò, sepolti e registrati” con numerazione continua elenca 334 nomi (o fosse comuni) di defunti, con accanto segnalato il numero sepolcrale in ogni cimitero. I primi 304 morti del registro riposavano in tre cimiteri di Cotiči. Erano loro quei morti del 1° honvéd sepolti a Cotiči di cui parlava anche il testo modificato durante la guerra della canzone militare in parte riprodotta nel titolo. Di seguito sono questi cimiteri e gli honvéd qui sepolti ad essere il soggetto della mia ricerca. (Nel periodo perpetuato dal registro del cappellano militare seppellirono 21 morti conosciuti per nome nel cimitero militare di Marcottini; nel cimitero comunale di Doberdó seppellirono 4 morti conosciuti, e in 2 fosse colpite dall'artiglieria 30 e 22 morti sconosciuti; mentre tra Sapnišče e Merna nel cimitero sulla riva del Wippach seppellirono 3 morti del 1° reggimento di fanteria honvéd di Budapest di cui conosciamo il nome.)

Nel Kriegsarchiv di Vienna di trovano anche i catasti cimiteriali preparati dalle autorità militari austro-ungariche dopo la rioccupazione di questi territori a seguito della rotta di Caporetto, durante l’estate del 1918. La sezione di Sdraussina del Commissariato dei cimiteri militari del Comando di Gruppo di rifornimento del Comando Militare di Gorizia catalogò e numerò i cimiteri. Per l’estate del 1918 dei 304 caduti del 1° honvéd sepolti a Cotiči e il 28 marzo 1916 ancora conosciuti per nome solo la tomba di 156 persone rimase identificabile. Più di 50% delle tome dei caduti dopo due anni divenne divenne per i controllori una tomba militare sconosciuta, non identificabile…

Ma nell’identificare i soldati del 1° honvéd elencati da Gyula Scheich ho avuto un aiuto grazie alla pubblicazione dei database sulle perdite della prima guerra mondiale grazie dopo l’elaborazione delle matricole civili e militari e degli elenchi delle perdite. Nei database preparati dal MdD Istituto e Museo di Storia Militare, e dall’ Archivio Nazionale Ungherese dei 304 nomi sono riuscito a identificare 266. Quindi per l’87,5% delle persone elencate solo con il nome da parte del cappellano militare conosciamo i dati principali: luogo e data di nascita, età, data del decesso, i quali rendono possibile ulteriori esami.

Il registro del cappellano militare Gyula Scheich rimane ancora la nostra guida. Per primo esaminiamo i cimiteri del 1° honvéd in base al luogo della sepoltura.

Cimitero militare sul territorio della casa numero 40 di Cotiči (cimitero militare N° 50)

All’inizio del registro del cappellano militare Gyula Scheich troviamo il “Cimitero militare sul territorio della casa numero 40 di Cotiči” . In base al registro qui seppellirono 41 honvéd del 1° reggimento. Nel catasto reperibile nel Kriegsarchiv di Vienna, preparano nell’estate del 1918 il cimitero ebbe il numero 50. Il catasto cimiteriale menzionò 51 tombe e 53 morti. Eccetto 10 erano tutti del 1° reggimento honvéd. Dei 41 nomi elencati dal cappellano militare il 28 marzo 1916 durante le misurazioni dell’estate 1918 si poteva identificare solo la tomba di 21 persone, le altre erano illeggibili, o nel catasto erano identificati con la nota “sconosciuto”.

 

Il disegno catastale del cimitero dal 1918 Il disegno catastale del cimitero dal 1918

Grazie al database elettronico delle perdite 38 soldati dei 41 sono identificabili, e si capisce anche perché si trovano all’inizio dell’elenco del cappellano militare: la date di decesso e di sepoltura sono quelle più antiche, di fine luglio, inizio agosto 1915, quindi il territorio era utilizzato come cimitero già durante la 2a battaglia dell’Isonzo. L’honvéd István Horváth di Tápiószecső, morto il 31 luglio 1915 era tra i primi sepolti e doveva essere uno dei primi honvéd di Budapest andati in postazione per la prima volta il 29 luglio 1915 e caduti sul Monte San Michele. Questo cimitero era la tomba dei soldati del 1° reggimento di fanteria honvéd morti durante il primo periodo trascorso in postazione sul monte. A Cotiči tre i tre cimiteri del 1° honvéd è questo il più vicino al Monte San Michele. L’ultima data di decesso e di sepoltura identificabile del cimitero è del 2 ottobre 1915, legato al honvéd István Bakó nato a Kiskundorozsma.

 

Fotografia del 1915 del cimitero Fotografia del 1915 del cimitero
(Dalla raccolta della Fondazione Onlus per lo Studio della Grande Guerra)

Da tutti i due registri è evidente, e conferma anche la fotografia d’epoca del cimitero che in questo cimitero almeno dal punto di vista dei combattimenti relativamente giovane i soldati morti erano sepolti in tombe separate, in modo ordinato e individuate con croci individuali. In questo cimitero il catasto cimiteriale del 1918 oltre agli honvéd del 1° reggimento menziona 2 morti del 17° honvéd di Székesfehérvár, 7 morti del reggimento Imperial Regio di fanteria n° 7 e uno del 4° reggimento di artiglieria campale.

In base ai disegni dell’epoca la posizione del cimitero è facilmente identificabile nel villaggio che ora porta il nome di San Michele del Carso. Oggigiorno il cimitero distrutto dopo la guerra fa parte di una proprietà recintata. Al suo luogo non ricorda ormai niente il cimitero di una volta, e gli abitanti delle case vicine probabilmente non sanno neanche che nel cimitero militare che stava nel loro giardino un tempo riposavano 53 caduti.

 

Il posto del cimitero militare di una volta nel 2009 Il posto del cimitero militare di una volta nel 2009
(Fotografia dell’autore)

Il cimitero comunale di Cotiči e il cimitero militare che gli era accanto (cimitero militare N° 48-49)

Il prossimo cimitero menzionato nel registro di Gyula Scheich era ”Il cimitero comunale di Cotiči e quello militare accanto accanto” . Il cappellano militare elencò per primo le 115 tombe presenti accanto al cimitero comunale e poi le 10 del cimitero comunale. Il catasto cimiteriale del 1918 menzionò separatamente questi due, indicando come 48° quello comunale, e come 49° quello militare. A Vienna siamo riusciti a trovare solo il catasto del 1918 del cimitero militare. Nel caso del 49° cimitero questo menziona 138 tombe e in tutto 232 caduti, quindi oltre ai soldati del 1° honvéd ci seppellirono i soldati di anche altri reparti. Nel caso di 96 tombe indicano caduti del 1° honvéd, ed è veramente impressionante che tra i nomi del registro del 1916 si potevano identificare solo 22 nomi, tutti gli altri erano sconosciuti. Rispetto al numero di 115 persone conosciute del 1916 in due anni l’81% delle iscrizioni tombali divenne non identificabile e venne distrutto nel cimitero. A questo probabilmente contribuì anche il gran numero di fosse comuni ivi presenti.

 

Disegno del 1918 dei cimiteri 48-49 di Cotiči Disegno del 1918 dei cimiteri 48-49 di Cotiči

Grazie ai dati recuperabili dai database elettronici delle perdite il primo ad essere sepolto qui, il giorno successivo al suo decesso era l’honvéd Károly Bahatec caduto il 26 settembre 1915 nativo di Pancsova. Le date delle sepolture sono continue dal 7 ottobre in poi sia nel catasto cimiteriale del 1918, sia nel database elettronico delle perdite. Possiamo affermare che da allora cominciavano a sistemare in modo consapevole il cimitero militare accanto a quello civile. In base al catasto cimiteriale del 1918 il primo caduto qui sepolto era il János Gyullai tumulato nella tomba indicata con il numero 11 sul disegno, caduto l’8 ottobre 1915. Egli probabilmente era il János Barna Gyallai indicato come defunto di numero 43 del registro Scheich (questa identificazione è rafforzata dalla data di morte presente nel database elettronico delle perdite), quanto segnala che nemmeno nel caso di persone dal nome relativamente identificabile possiamo parlare di concordanza totale. Questo potrebbe essere causato dalla limitata leggibilità delle iscrizioni delle croci nel 1918, ma anche dalla imprecisione dell’amministrazione.

Usarono il cimitero per seppellire i soldati del 1° honvéd fino al 7 novembre 1915, ma soldati di altri reparti furono sepolti qui fino al marzo del 1916. Secondo il catasto del 1918 l’ultimo morto era Mihály Csicsek, caduto il 13 marzo 1916, sepolto nella tomba n° 136, di cui sappiamo solo che era un honvéd, ma il numero del reparto non è indicato (nei database elettronici non compare un caduto con tale nome).

La stragrande maggioranza degli honvéd del 1° reggimento ivi sepolti cadde nell’ottobre 1915. La formazione e il graduale ingrandimento del nuovo cimitero, accanto a quello civile poteva essere la conseguenza delle grosse perdite causate dalla 3a battaglia dell’Isonzo in corso dal 18 al 31 ottobre 1915. Accanto alle tombe individuali era allora che cresceva anche il numero delle fosse comuni.

Il comando della 20a divisione di fanteria honvéd regolò con l’ordine n° E.Nr 547 del 26 ottobre 1915 la modalità di sepoltura di quanti caddero sui campi di battaglia.

Secondo il suo primo punto ”Per il ritrovamento e la sepoltura delle salme il comando della 39a brigata deve fornire 20 uomini, e quello della 81a brigata 30 muniti di mezzi adatti alla lavorazione del terreno. Il comando in caso di bisogno deve completare con il proprio reparto di lavoro e nella misura minima con il proprio personale di riserva questo reparto per lo sgombro delle salme.”

Il quarto punto dell’ordine formato dal generale Lukachich indicò Cotiči per fare fosse comuni: ”Per le fosse comuni dell’Isonzo bisogna indicare a Boschini, per le fosse comuni del San Michele nelle doline di Cotiči tale territorio asciutto, dove i cadaveri possono essere coperti con 1,5 m di terra. Prima della sepoltura sui cadaveri bisogna versare calce.”

Per esempio 22 caduti del 1° honvéd morti durante le sanguinose battaglie del Monte San Michele furono sepolti in una fossa comune indicata sul disegno con il numero 62. (nel registro Scheich loro probabilmente sono indicati al numero 61–82 e là la loro sepoltura è quella numero 60, in base alla database delle perdite i loro dati sono tutti conosciuti, come il loro nome eccetto una persona). Quelli del 1° honvéd furono sepolti in massa anche nelle fosse comuni numero 64 (7 persone), numero 65 (4 persone), numero 77 (5 persone) e numero 78 (6 persone).

 

Fotografia di inizio 1916 sui cimiteri. Sullo sfondo la cappella del cimitero comunale Fotografia di inizio 1916 sui cimiteri. Sullo sfondo la cappella del cimitero comunale
(Dalla raccolta della Fondazione Onlus per lo Studio della Grande Guerra)

In base al catasto cimiteriale del 1918 accanto agli honvéd del 1° reggimento di Budapest in questo cimitero seppellirono anche altri caduti degli altri reggimenti della 20a divisione di fanteria honvéd: 25 tra quelli del 4° honvéd di Nagyvárad, 17 tra quelli del 17° honvéd di Székesfehérvár. Qui riposano anche caduti del 43° reggimento di fanteria Imperial Regio di Karánsebes, del 17° e 87° Imperial Regio reggimento di fanteria, e di reparti di cui numerazione è impossibile da identificare.

Per quanto riguarda i 10 caduti del 1° reggimento di fanteria honvéd di Budapest seppelliti nel cimitero comunale di Cotiči segnalati dal cappellano militare Gyula Scheich bisogna menzionare che ivi seppellirono anche ufficiali e cadetti. Grazie al database elettronico delle perdite si è riusciti ad accertare che il tenente Emil Pausi era fiumano di nascita e di residenza. L’ufficiale caduto il 26 ottobre 1915 di 32 anni in base al nome e alla residenza probabilmente era di origine italiana. Nel database c’erano i dati anche dell’alfiere Gyula Szisz, dei cadetti Pál Basics, Károly Sommer, Béla Womaszta e del caporal maggiore volontario di un anno Ábrahám Weidler. In questo piccolo cimitero separato, in parte riservato ad ufficiali le date delle sepolture si muovevano tra il 21 agosto e il 27 ottobre 1915.

Passando sui luoghi erano questi cimiteri i più facilmente identificabili, siccome il cimitero comunale funziona anche ora. La parte circondata dietro la cappella che funge da ingresso corrispondeva al cimitero di allora. Un tempo erano qui le sepolture degli ufficiali.

 

L’autore con János Rózsafi nel dicembre 2019 davanti all’ingresso del cimitero comunale L’autore con János Rózsafi nel dicembre 2019 davanti all’ingresso del cimitero comunale

A destra dalla cappella, dietro il parcheggio sul territorio dell’ex cimitero militare si trova una parte recentemente recintata. Qui c’era anche la prima menzionata fossa comune numero 62. Passando accanto a tale muro andando dietro al cimitero arriviamo al prato che faceva parte della parte posteriore del cimitero militare di una volta. Confrontando il territorio con i disegni del 1918 è tutto ben identificabile.

 

Oggi il cimitero comunale con la cappella e il territorio dietro in direzione occidentale. Una volta erano qua i cimiteri militari Oggi il cimitero comunale con la cappella e il territorio dietro in direzione occidentale. Una volta erano qua i cimiteri militari
(Fotografia dell’autore)

In seguito misero delle lapidi di cemento sopra le tombe, raccolti dopo la demolizione del cimitero, e poi sul lato settentrionale mettendo 5-6 pezzi uno sopra l’altro hanno ne hanno fatto un muro.

 

Muro di pietra costruito con pietre tombali sul lato settentrionale del cimitero militare accanto al cimitero comunale di una volta Muro di pietra costruito con pietre tombali sul lato settentrionale del cimitero militare accanto al cimitero comunale di una volta

Questo strano muro di cemento fatto di pietre tombali che serpeggia a lungo custodisce anche la memoria del cimitero militare di una volta e delle diverse centinaia di caduti qui sepolti.

Il cimitero militare nella valle accanto alla chiesa di Cotiči (cimitero militare n° 54)

L’elenco di Gyula Scheich sui caduti del 1° honvéd sepolti a Cotiči finisce con i morti che riposano ne ”Il cimitero militare nella valle accanto alla chiesa di Cotiči” . Qui il cappellano militare elenca 138 nomi tra quelli del 1° honvéd. Ho trovato il catasto del 1918 anche di questo cimitero, indicato dal Comando di rifornimento di Gorizia come cimitero militare n° 54. Era questo il maggiore dei cimiteri di Cotiči: il catasto elenca 200 tombe, indica 356 caduti. La maggioranza dei sepolti provengono dai soldati della 20a divisione di fanteria honvéd, e tra essi il maggior numero, 131 persone provenivano dalle file dei soldati del 1° honvéd. Si vede che i numeri non combaciano nemmeno in questo caso con quanto riportato nel registro Scheich, ma tra i tre cimiteri è qui il più alto il rapporto dei nomi identificabili: 103 caduti, il 75% dei dati del 1916.

Secondo il catasto il primo dato che indica l’uso del cimitero è la data della morte di honvéd Ervin Tarsoly del 3° reggimento di Debrecen, sepolto nella tomba n° 44: 2 settembre 1915. Il primo soldato della 1a honvéd qui sepolto era Sándor Weisz, caduto il 17 settembre 1915, che riposa nella tomba n° 130. A questo contraddice il database elettronico delle perdite, che lo indica lo stesso come il primo caduto qui sepolto, ma come data della morte figura 25 novembre 1915 e il giorno successivo come data della sepoltura.

Secondo il database da quel momento in poi fino all’8 dicembre, e poi tra il 21 febbraio e il 24 marzo 1916 troviamo sepolti caduti del 1° honvéd. In base alle date il cimitero era il luogo riposo prevalentemente dei caduti del 1° honvéd della quarta battaglia dell’Isonzo combattuta tra il 10 novembre e 4 dicembre 1915 e della quinta battaglia combattuta tra il 13–18 marzo 1916. (durante la seconda metà del dicembre 1915 e l’inizio del 1916 il reggimento era in riposo.)

 

Il disegno catastale del cimitero del 1918 Il disegno catastale del cimitero del 1918

Nel cimitero usato ininterrottamente secondo il catasto cimiteriale l’ultima sepoltura era del 31 marzo 1916, dopo tale data utilizzavano il cimitero divisionale preparato presso Devetaki. Nell'agosto 1916 lo utilizzarono di nuovo per un breve periodo: in due fosse comuni furono sepolti 7 persone, degli honvéd del 17° reggimento di Székesfehérvár morti i primi giorni del mese, e poi l’11 agosto il soldato italiano Romeo Tacchi. Questa sepoltura era fatta dagli italiani dopo il 10 agosto 1916, data di avvenuta dopo l'evacuazione del Doberdó.

Accanto a quelli del 1° reggimento di Budapest in maggior numero troviamo quelli del 3o di Debrecen (103 persone) e gli honvéd del 17° di Székesfehérvár (47 persone). Oltre a loro trovarono qui l’eterno riposo alcuni caduti del 4° reggimento di fanteria honvéd di Nagyvárad, del battaglione di cacciatori campali n° 7 e degli Imperial Regi reggimenti di fanteria n° 7, 27, e 28.

Ormai di questo cimitero troviamo solo difficilmente le tracce. La sua posizione è identificabile con precisione grazie ai disegni d’epoca: se partiamo verso nord dal cimitero comunale sulla strada che divide il villaggio in direzione nord-sud, questo era sistemato sul lato destro della strada, nella grande dolina sotto la chiesa. Ora c’è il giardino recintato di una casa familiare al suo posto.

 

Nel 2009 il luogo del cimitero militare di una volta della dolina accanto alla chiesa Nel 2009 il luogo del cimitero militare di una volta della dolina accanto alla chiesa
(Fotografia dell’autore)

L’analisi del database degli honvéd del 1° reggimento sepolti a Cotiči

Dopo aver completato il registro del cappellano militare Gyula Scheich del 28 marzo 1916 sugli honvéd del 1° reggimento sepolti a Cotiči con i dati dei database elettronici sulle perdite il gran numero di dati rende possibile ulteriori analisi.

La tabella è reperibile cliccando qui.

Da risultati interessanti l’esame dell’età dei caduti. Di 266 dei caduti presenti nel registro conosciamo l’età (87,50 %). I due soldati più giovani avevano solo 18 anni, e tutti e due erano di Budapest, l’honvéd József Jamecska e il sopra menzionato alfiere Gyula Szisz, di cui atto eroico presso il “colle della morte “ e della sua morte si è ricordato anche l’albo del reggimento. (Contrariamente a quanto scritto nell’albo della morte secondo il registro delle perdite l’azione avvenne lo stesso giorno in cui morì.)

 

Di Gyula Szisz hanno scritto nell’albo del 1o honvéd Di Gyula Szisz hanno scritto nell’albo del 1° honvéd

Il fu Gyula Szisz, alfiere di riserva, Budapest. Arruolato alla mobilitazione arrivò sul fronte presso il 1° reggimento di fanteria honvéd. Partecipò a diverse battaglie. Il 22 settembre 1915 sul Monte San Michele con una pattuglia entrò nelle postazioni italiane del cosiddetto “colle della morte”, poi minò la postazione avanzata italiana e la fece esplodere, causando grosse perdite agli italiani. Il popolare e bravo ragazzo di Pest morì sul Monte San Michele nel dicembre 1915. Fu decorato con la medaglia d’argento al valore di 1a e 2a classe.

L’honvéd più vecchio del 1° reggimento aveva 45 anni: era Sándor Ginás, proveniente da Szinérszeg della provincia di Temes.

Tra le classi più giovani e più vecchie ad eccezione dei 44enni troviamo soldati di ogni età, ma la maggioranza è formata dai giovanissimi. Di caduti 19enni troviamo 42 (il 15,79% dei caduti conosciuti), mentre la maggioranza dei caduti era formata dai 20enni: sono in 55 (20,68%). Il numero complessivo delle tre classi più giovani era sorprendentemente alto, consisteva di 99 persone, quindi sono il 37,22% di tutti i caduti. Il Monte San Michele era più letale per i soldati giovanissimi… Erano troppo imprudenti, troppo sconsiderati, e cadevano troppo facilmente? Oppure tale percentuale era la diretta conseguenza del numero dei rappresentanti di quella classe tra i soldati? Per stabilire i motivi precisi servirebbero ulteriori studi.

Anche l’analisi dei luoghi di nascita dei soldati produce risultati interessanti. Dei 304 soldati conosciamo il luogo di nascita di 266, il quale eccetto pochissimi casi coincideva con il domicilio. La zona di reclutamento del reggimento era Budapest e la provincia di Pest-Pilis-Solt-Kiskun, i sui soldati erano nativi di questi posti, quindi possiamo supporre che anche i caduti dovevano provenire da quel territorio, ma i numeri danno un risultato diverso.

60 tra i caduti erano di Budapest (22,56%) e 102 della provincia di Pest-Pilis-Solt-Kiskun (38,35%). Il loro numero complessivo è di 162 persone (60,90%), quindi quasi il 40% dei caduti del 1° honvéd non proveniva dalla zona di reclutamento. È legittimo chiedere allora da dove e come era possibile ciò?

103 persone dei rimanenti 104 provenivano da 29 province dell’Ungheria dell’Epoca e una persona da Vienna, dalla parte austriaca dell’Impero. Il caporal maggiore Károly Hódny proveniva da Vienna, ma era residente di Budapest, e per questo poteva entrare nel reggimento di guarnigione della capitale ungherese. Anche tra le province ungheresi ci sono due con una rappresentanza superiore alla norma di 1–5 persone: sono le province di Csongrád e Torontál. Da entrambe le province troviamo 14–14 caduti (5,26%). Questi due casi potrebbero essere spiegati dal fatto che i reggimenti honvéd di cui le province menzionate erano la zona di reclutamento il 22 marzo 1915, con la caduta di Przemyśl caddero in prigionia russa e dopo i loro rincalzi furono dirottati ad altri reparti honvéd. Comunque possiamo esserne certi che nelle file del 1° reggimento di fanteria honvéd di Budapest prestavano servizio, versavano il loro sangue e davano la loro vita a difesa del Monte San Michele soldati provenienti dalle varie parti dell’Ungheria di allora, per poi essere sepolti a Cotiči.

Indipendentemente dalla loro età e luogo di nascita la loro capolinea era identica, perpetuata così dall’albo del reggimento: “E quando stava tornando il reggimento molti, innumerevoli commilitoni erano portati dai portaferiti sul telo da tenda e poi posati per il riposo eterno nel Vallone e a Cotiči, di cui parlava tanto melanconica anche la canzone: »Cimitero di Cotiči, la tomba del 1° honvéd è la prima«...”

Il testo originale della canzone degli honvéd del 1° reggimento di Budapest

Caserma di Kerepes, ci son chiuso per tre anni.
Caserma di Kerepes, ci son chiuso per tre anni.
Apra Sergente, se no apro a calci la porta!
Per vedere la mia amorosa, affinché affligga la pena il suo cuore!

Cimitero di Kerepes, la tomba del 1° honvéd è la prima.
Cimitero di Kerepes, la tomba del 1° honvéd è la prima.
La circondano cento serve, la gonna stretta si spacca sui posteriori.
Tra di esse sta la mia rosa, doppia fede luccica sulla dita.

Fonte: Balázs Farkas, professore liceale in pensione, Gödöllő, nato a Mogyoród e l’ha sentita da bambino dai vecchi sul cortile dell’osteria quando essi sistemavano i birilli durante il gioco.

Era István Márton Danku, professore di musica del liceo in pensione di Gödöllő, ideatore e organizzatore principale dell'innalzamento del monumento a Cotiči a darci il testo e le note da lui registrate.

I cimiteri militari di Cotiči di una volta non esistono più, furono demolite tra le due guerre mondiali dalle autorità italiane. I resti dei morti in base alle informazioni ricevute dai nostri compagni ricercatori furono trasportate nel cimitero militare austro–ungarico di Palmanova. Dei cimiteri e dei caduti sopravvive solo il ricordo, che conserviamo con questo scritto e con il monumento che si progetta di inaugurare il 24 luglio 2021 accanto al cimitero comunale dalle organizzazioni civili ungheresi e italiane.

Bibliografia:

• Bartha Lajos (a cura di): A m. kir. IV. Károly Király volt 1. honvéd gyalogezred története és háborús emlékalbuma. Budapest, 1939.

• József főherceg: A világháború amilyennek én láttam. Vol. II–III. Olasz háború, Doberdo. Budapest, 1928.

• Pintér Tamás–Rózsafi János–Stencinger Norbert: Magyar ezredek a Doberdó-fennsík védelmében. (Seconda edizione riveduta.) Budapest, 2017.

• Pintér Tamás–Rózsafi János–Stencinger Norbert: Első világháborús magyar katonatemetők kutatása a Doberdó fennsíkon. In: Tóth Zsolt (a cura di): Hőseink nyomában. Tanulmánykötet a hadisírok kutatásáról. Budapest, 2013. pp. 87–123.

Tradotto da Balázs Juhász.

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