I giornali da campo di lingua italiana nel campo di concentramento per civili di Tápiósüly

2021.04.29. 07:00 :: SomogyiLászló

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Era una caratteristica di stampo giornalistico della prima guerra mondiale la pubblicazione di giornali da parte dei prigionieri di guerra nei campi di concentramento. L’iniziativa si diffuse anche nei campi di concentramento europei per civili. Questi giornali da campo ci sono pervenuti anche dai campi ungheresi, siccome nel campo di Tápiósüly della provincia di Pest – Pilis – Solt – Kiskun sono stati pubblicati giornali scritti e redatti dai civili ivi internati.

 

I giornali da campo fondati dai civili tedeschi o germanofoni custoditi nei campi britannici dell’Isola di Man parlavano di notizie e di curiosità, relative alla vita quotidiana del dato campo. Generalmente erano i prigionieri i redattori e i distributori dei propri giornali, e lo fecero grazie al permesso, spesso con l’appoggio e sotto la censura della direzione del campo. Sull’isola a Douglas hanno pubblicato quattro giornali, e a Knockaloe sette per tutta la durata della guerra. I più importanti erano il Stobsiade di Stobs e il Lager-Zeitung di Knockaloe, tutti e due erano settimanali.

Nel campo di Tápiósüly c’erano due giornali, L’internato e Il Merlo tutti e due nati grazie agli italiani fiumani ivi internati. Presumibilmente la direzione del campo sapeva dell’esistenza dei giornali. Gli esemplari pervenutici sono del 1915, ma non si sa se i due settimanali uscivano anche dopo.

La riproduzione dei giornali era “bellica”: gli articoli li scrivevano a mano, come anche i disegni e le illustrazioni. La forma era identica ai giornali dell’epoca: avevano la testata, erano divisi in colonne, sull’ultima pagina mettevano pubblicità (!).

Uno degli scopi principali dei giornali da campo era di offrire supporto morale agli internati, di richiedere l’attenzione di quanti appartenevano alla stessa nazione all’aiuto reciproco. Inoltre parlavano di eventi, notizie interessanti successi nel campo. Questi si riferivano quasi esclusivamente alla vita della comunità italiana, sui membri delle altre nazionalità praticamente non c’è niente nei giornali.

Naturalmente i giornali oltre a comunicare le notizie servivano anche al divertimento, quindi davano spazio anche alla letteratura. In tutti e due giornali c’erano novelle a puntate e in un pezzo solo, e per stimolare il cervello pure in prigionia utilizzavano dei rebus e altri esercizi enigmistici.

Il Merlo

Del L’internato ci è pervenuta solo una copia. Il giornale usciva due volte a settimana, di giovedì e domenica, i lettori lo ricevevano dietro pagamento. L’unico numero rimasto era del 29 luglio 1915, ed era il 6o numero. Il giornale aveva una testata fatta con grande cura e aveva diversi disegni di alta qualità. Sulla prima pagina come articolo da fondo il lettore trovava uno scritto tipo manifesto che incoraggiava e intimava alla cooperazione. L’articolo come rimedio alle difficoltà della prigionia intimava i lettori alla solidarietà: “Non esiste l’egoismo! Ciascuno deve operare, non solo per sé, ma per il bene della collettività. Non avvi distinzione di rango, di grado, ognuno deve concorrere con quello di cui può disporre. Chi dà l’intelligenza, chi difende il debole compagno con la propria forza, chi aiuta il povero coi suoi mezzi, chi soccorre l’infermo, chi consiglia.” [Collettività! L’internato, 29 luglio 1915.]

L’attenzione del redattore del giornale in diversi casi si rivolgeva a sottolineare il già menzionato sentimento nazionale e che i suoi connazionali non se ne scordano: „Fra noi, nel nostro internamento, la parola collettività non è che un mito. Siamo tutti, più o meno, nelle medesime condizioni, eppur, lo abbiamo dimostrato in vari casi, fra di noi non esiste che l’egoismo nella sua forma più la più cruda. È dolorosa constatarlo, ma neppur nebbe (sic!) solennità pietosa, dimostriamo di saper tenere alto il nome d’Italiani.” [Concerto di B…. L’internato, 29 luglio 1915.]

Il Merlo

Dal giornale si legge che a Tápiósüly gli internati italiani avevano una propria orchestra, fenomeno non insolito nemmeno negli altri campi di concentramento per civili dell’Europa, penso principalmente a quelli britannici e tedeschi. Ed è davvero sorprendente quanto cordialmente hanno scritto della visita nel campo della personalità prominente di Budapest: „Siamo soddisfatti di riportare la buona impressione che produsse su tutti la visita della commissione ministeriale. Martedì mattina giunse in automobile da Budapest S. E. il Ministro di Stato Jekelfalussy, accompagnato dalla sua Signora, dal di Lui segretario Consigliere Ministeriale e da S. E. il prefetto della Provincia. Lo attendevano S. E. il dott. Thafner il Sig. notaio di Tápiósüly, ed il Capo Giudice. Faceva gli onori di casa il nostro sempre simpatico Sig. Comandante. Visitarono le camerate, la cucina ed adiacenze, intrattenendosi cortesemente con noi e rispondendo con squisita gentilezza alle nostre domande. Fra altro ci tranquillizzarono dandoci la soddisfacente notizia che le nostre famiglie non saranno allontanate da Fiume. Si recarono quindi a colazione al restaurant, dove, dalla nostra orchestrina e corpo corde, fu allestito lì per lì un piccolo concerto.” [Visite illustri L’internato, 29 luglio 1915.]

L’altro giornale era Il Merlo. Ne sono rimasti tre numeri, i quali, come nel caso de L’internato, sono conservati nell’archivio e museo romano che si occupa della storia di Fiume. La sua struttura e l’assetto era molto simile a L’internato, ma Il Merlo sembra un po’ più maturo del suo predecessore. Anche questo giornale conteneva lunghi scritti letterari, indovinelli, rebus, accompagnati da barzellette e probabilmente a scopi divulgativi da curiosità. Tra le barzellette si ripetevano le avventure di Toni e Francelo, dei due interlocutori sempliciotti, simili alla coppia di Stanlio e Olio. C’erano lettere dei lettori, dalle quali si sentiva spesso il desiderio di tornare a casa e l'angoscia derivante dalla incertezza.

Il Merlo

Da alcuni dei brevi scritti del giornale si desume che all’interno del campo erano presenti e causavano screzi gli stessi problemi che erano presenti anche nella vita quotidiana. Era tale la perturbazione della quiete pubblica, visto che era impossibile riposare a causa del buonumore notturno della compagnia internazionale sistemata nella baracca n° 6: „Abbiamo un mucchio di proteste sul tavolo, da non saper quale pubblicare sul comportamento di certi Signori della Baracca N.6, i quali non lasciano dormire la notte i loro compagni con scherzi e burle poco spiritosi. Qualora non si ponesse fine a uno fatto simile di cose, i disturbati sono intenzionati di ricorrere al Comando.” [Reclami, Il Merlo. No. 7. 8 agosto 1915. 3.]

Il problema sussisteva, poiché nel giornale anche dopo scrivevano di quanto accadeva nella baracca. Nel numero del 29 agosto a proposito del perturbamento notturno dicono che „[…] uno di quelli che nascono seralmente nella Baracca N. 6 per colpa di alcuni maleducati. Serva signori un poco di amor proprio! Altrimenti ci vorrà la mano del Sig. Comandante.” [Scandali, Il Merlo. No. 8. 29 agosto 1915. 3.]

Il Merlo

Tra gli scritti presenti nel giornale i più preziosi sono quelli che trattano gli eventi concernenti tutta la comunità e gli eventi dei giorni feriali. È così il resoconto secondo cui gli internati civili davano una cena: „L’altra sera, dai Signori componenti lo Stato Maggiore del corteo Internato fu offerta una al nostro Sig. Comandante e alla sua distinta Signora. La sera passò allegramente.” [Lieto Simposio. Il Merlo. No. 8. 29 agosto 1915. 3.]

Sono gli scritti che parlano in qualche modo dei cibi, principalmente del pane a comunicarci che c’erano imperfezioni per quanto riguarda il vitto. Tali scritti e i pensieri lapidari causati dalle spesso scarse razioni di cibo erano presenti in molti casi nei giornali. Un italiano internato così filosofeggiava nel numero dell’8 agosto de Il Merlo: „L’orgoglio fa colazione coll’abbondanza, desina colla povertà e cena col disonore. I piaceri corrono dietro a chi li fugge.” [Massime. Il Merlo. No. 7. 8 agosto 1915. 3.]

Rimandano alla storia del campo i brevi resoconti che parlano dell’arrivo dei nuovi internati: „In questa quindicina arrivarono fra noi dei nuovi internati. Cioè una quartina, fra cui alcune donne e bambini da Petrosin, in Transilvania, due da Fiume e uno dai confini rumeni.” [Nuovi arrivi. Il Merlo. No. 8. 29 agosto 1915. 2.]

Una delle prove principali della spontanea organizzazione all’interno del campo si legge ne Il Merlo. Si legge in diversi scritti che i prigionieri italiani avevano una sorta di rappresentanza scelta tra le proprie file. La commissione, oppure come lo chiamavano tra di loro lo stato maggiore fungeva da intermediario, da collegamento tra i civili internati e la direzione del campo. Questo tipo di amministrazione probabilmente riusciva a rappresentare con maggiore profitto la comunità italiana composta da diverse centinaia di persone, e forse anche gli interessi dell’individuo.

Il Merlo

I giornali a noi pervenuti e pubblicati nel campo di internamento di Tápiósüly sono unici nel loro genere. Grazie a loro possiamo avere un’idea di come si formava la solidarietà, di come passava il tempo nel campo la prima comunità che lo popolò, cioè quello degli italiani. Inoltre, sebbene in misura minore per quanto riguarda i dettagli, garantisce una visuale anche alla vita quotidiana, alla “vita nel campo”. Evidentemente i giornali redatti nel campo avevano un ruolo importante nel mitigare la noia, caratteristica in ogni campo di concentramento per civili. Anche se solo per un breve periodo, distoglieva l’attenzione dei prigionieri dalla loro situazione, e allo stesso tempo fungeva anche da nutrimento intellettuale. Inoltre comprova che i civili italiani all’interno del campo avevano un qualche livello di organizzazione. Gli scritti incitanti alla solidarietà, alla perseveranza potevano ispirare in persone appartenenti alla stessa cultura e parlanti la stessa lingua all’aiuto e al sostegno reciproco, sostenendo in tal modo il trauma causato dal loro internamento. Da questo punto di vista l’attività di giornalismo da campo poteva essere considerata anche se non una scelta consapevole, ma parte di una strategia di sopravvivenza.

Bibliografia

- Panikos Panayi: Prisoners of Britain. German civilian and combatant internees during the First World War. Manchester University Press. Manchester, 2012.

Archivio – Museo Storico di Fiume:
- Inventario dei periodici. Armadio 4. Scatole 6. 12. Il Merlo. A.I. No. 6, No. 7, No. 8.
- Inventario dei periodici. Armadio 4. Scatola 6. L’ internato. 29 luglio 1915.

- Internees' Camp Newspaper

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